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Davide Malizia: intervista sul Sucre D’Or e il futuro dello zucchero artistico

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Ecco un’intervista a Davide Malizia, neo-vincitore del prestigioso titolo mondiale di Miglior Artista al Mondo dello Zucchero.

Il 6 settembre si è svolta la cerimonia di assegnazione del prestigioso “Sucre d’Or”, premio assegnato al Migliore Artista al Mondo dello Zucchero che quest’anno ha incoronato Davide Malizia, primo italiano a vincere il prestigioso premio internazionale.

Come vi avevamo raccontato in questa news, si tratta di un premio conferito a livello mondiale a chi, negli ultimi dieci anni, abbia saputo lasciare il segno in termini di stile, estetica, tecnica e innovazione nella lavorazione dello zucchero artistico. A conferirlo, Déco Relief, storica azienda francese specializzata in ingredienti e materiali professionali per l’alta pasticceria.

L’intervista al vincitore Davide Malizia

Abbiamo incontrato Davide Malizia, che in occasione della vittoria ci ha raccontato cosa rappresenta per lui questo premio e quali sono le sue prospettive per il futuro.

Davide, cosa ci dice di questa vittoria?
È una soddisfazione immensa, reputo questo premio leggendario, considerando anche l’altissimo livello dei miei predecessori, Gabriel Paillasson e Stephane Klein. Non ho mai pensato di vincerlo, quindi è stata una sorpresa, un duplice onore. Lo ritengo un tassello importante della mia carriera, che sancisce nel migliore dei modi tutto ciò che finora ho fatto nella disciplina dello zucchero artistico. 

Da dove nasce questa passione?
Nasce dai miei genitori, ceramisti di Caltagirone. Fin da piccolo ho avuto sotto gli occhi la manualità delle tecniche di modellaggio della ceramica, molto vicine a quelle dello zucchero, un’arte che mi ha sempre affascinato. È nata poi, quasi contemporaneamente, la passione per la pasticceria, che ho portato avanti nella mia vita professionale. Diciamo che è stato naturale unire le due “arti”, e niente più dello zucchero artistico le comprende entrambe. 

Cosa fa la differenza nell’eccellenza?
Credo ci sia una sostanziale differenza tra esecutore e artista. Ci sono ottimi esecutori in questa disciplina, anche molto bravi. Sono però sempre stato convinto di una cosa: il talento non si acquisisce e tantomeno si compra, è una caratteristica innata tipica solamente dell’Artista, con la A maiuscola. Ritengo la predisposizione naturale una marcia in più, ma sicuramente considero fondamentale l’allenamento: disciplina e applicazione permettono di raggiungere risultati importanti e, coniugate al talento, anche vette prestigiose come quella dello Sucre D’Or. 

Quale futuro vede per lo zucchero artistico?
Questa disciplina affascina soprattutto le nuove leve, i giovani che si approcciano al mestiere della pasticceria. Ai meno esperti può anche sembrare un’applicazione da un lato troppo difficile, dall’altra “inutile”, poiché la scultura di zucchero artistico non si mangia. Quello che però emerge, ad uno sguardo più attento e vicino, è l’enorme potenziale di queste sculture, che hanno grande e sempre maggiore applicazione nella pasticceria di alto livello. Basti pensare alle vetrine, da arricchire in modo spettacolare con realizzazioni di zucchero artistico, o alla richieste di sculture per eventi e cerimonie, la cui domanda è in crescita. Non ultimo, da considerare i costi: come mi ha sempre detto uno dei miei grandi Maestri, Iginio Massari, l’arte dello zucchero è la più difficile, ma anche la più economica. Quello che cerco di dire, soprattutto ai nuovi pasticceri, è che il “segreto” sta tutto nella propria manualità e nella propria arte: imparare a lavorare bene lo zucchero è una carta professionale importante da giocare, anche dal lato pratico ed economico, considerando i costi poco proibitivi della materia prima e il largo campo di applicazione. 

Qualche consiglio per chi desidera fare i concorsi e creare un proprio stile artistico?
Ciò che dico sempre, quando ci si approccia ai concorsi di zucchero artistico, è: mai guardare ai libri o al passato, perché si tende a copiare, a realizzare dei “deja vu”, anche se belli e ben fatti. Bisogna piuttosto fare un lavoro di invenzione, concettuale. È un processo creativo che dura tanto, ci vogliono anni per raggiungere il proprio stile: lo dico per esperienza. Le persone vengono ricordate per l’impronta che lasciano, per la loro cifra stilistica e la tecnica; credo che ciò valga per molti ambiti artistici, non solo nell’applicazione dello zucchero.  

Chi ha influito maggiormente sulla tua visione artistica?
Nel mio percorso professionale per lo zucchero artistico sono stati fondamentali Stefano Laghi, Iginio Massari, Ewald Notter e Stephane Klein.

Qualche anticipazione sui progetti futuri?
Nell’imminente futuro ho un desiderio importante: ampliare la scuola, l’Aromacademy, con una nuova struttura su Roma interamente dedicata alla pasticceria. Non nascondo infine che, anche dal lato dei concorsi, ho ancora qualche soddisfazione da togliermi.

 

fonte e foto: /www.horecanews.it/

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