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I Dolci nell’Arte (2ª parte)

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A cura di Mary Cocciolo

 

Nel numero, precedente di Pastry Magazine avevamo iniziato questo meraviglioso discorso che lega pasticceria e sua rappresentazione dell’arte, prendendo spunto dall’ashtag #annodelciboitaliano.

In questo numero continuiamo con la seconda parte del nostro “breve trattato”, passando dalla pittura del ‘600 e ‘700 all’arte moderna e contemporanea. Negli anni ‘60 del 1900 con la nascita della pop art, il cibo assume il ruolo di simbolo del consumismo dilagante e viene utilizzato spesso e volentieri come “denuncia sociale”. Tra tutti i movimenti artistici, la Pop Art è di certo quella che ha dedicato un posto di riguardo al Cibo; non esiste artista pop che non abbia realizzato almeno un’opera il cui protagonista sia un alimento. Andy Warhol, ad esempio, ha creato una serie di litografie che hanno per soggetto alcuni dolci più o meno inventati, con fantasiose ricette per riprodurli. Ma il vero Gastronomo della Pop Art rimane Claes Oldenburg con le sue Sculture Molli di vinile imbottito che riproducono cibi di largo consumo, come gelati, hamburger, patatine fritte e torte. Il suo cibo però non ha un aspetto gradevole e colorato, come le torte di Wayne Thiebaud, ma mostra sempre un lato “oscuro”, che allontana qualsiasi desiderio di mangiarlo. È così in Floor Cake (1962, New York, MoMA), una gigantesca fetta di torta è gettata sul pavimento, mentre nel Dropped Cone di Colonia (2001) il cono gelato è conficcato nello spigolo di un palazzo, come se fosse appena caduto di mano ad un bambino mastodontico.
Il pittore Wayne Thiebaud è una figura chiave dell’arte contemporanea americana. Ad avvicinarlo agli artisti Pop è la scelta dei soggetti dipinti: oggetti simbolo del consumismo quali dolci, caramelle, chewing gum, hot dog, cosmetici, giocattoli. A differenziarlo dalla pittura Pop sono l’assenza di critica o di celebrazione della cultura americana. In Thiebaud i soggetti sono il pretesto per esprimere temi profondi come la relazione fra “oggetti/desiderio di essi/intimità”. Gioiosa, colorata e ridondante come le sue figure umane “oversize”, è invece la “Natura morta con gelato” di Fernando Botero, del 1990. La coppa di gelato arancione e la fetta di torta fucsia sbocconcellata, circondate da frutti e da una rotonda zuppiera, sono un inno all’attrattiva dei “dolci da fiera”, che occhieggiano fosforescenti da banchetti improvvisati per gli sguardi golosi dei bambini. “Dolci proibiti” per eccellenza, che si oppongono all’idea dell’alimentazione leggera che la vorrebbe far da padrona in un’epoca di privazioni monacali e feroci controlli sulle proprie rotondità in nome di un’estetica che si nutre solo di apparenza. D’altronde, proprio l’artista colombiano è noto per la sua avversione alle mode di ogni tipo. Dolci, zuccherose, dall’altissimo tasso glicemico, e allo stesso tempo sensuali, ironiche, giocose: sono le immagini che hanno reso Will Cotton uno dei pittori più importanti del panorama contemporaneo, con i suoi quadri che rappresentano moderne pin-up letteralmente immerse in paesaggi di dolci di ogni genere.
Influenzato dalla pittura europea del diciottesimo secolo da un lato, e dall’arte americana degli anni ’50 dall’altro, Will Cotton utilizza la dolcezza del cibo come metafora. Le leccornie sono indulgenza, desiderio, sogno, simboleggiano tutto ciò che si brama e che procura piacere. Il cibo diventa una sorta di allegoria del desiderio umano, ma abusare della dolcezza ad un certo punto può portare alla nausea, ed ecco che lo zucchero, dopo averlo tanto bramato, crea repulsione. “La dolcezza portata al grado estremo come succede nei miei dipinti, diventa stucchevole, addirittura ripugnante, ed è lì che mi interessa arrivare” afferma l’artista. I suoi paesaggi riescono ad essere realistici e allo stesso tempo onirici. Will Cotton a volte si avvale di piccole composizioni da tavolo da cui egli parte per ricreare gli ambienti dei quadri, altre volte allestisce un vero e proprio set con tanto di modella tra maxi confetti, giganti pasticcini e canditi. Il risultato è una composizione che sembra avere consistenza, texture, non è difficile immaginare il profumo di tanti dolci messi insieme.
Se i lavori di Will Cotton rimandano a un Universo Iper-Zuccheroso, dai toni pastello e dalle atmosfere oniriche e fiabesche, diverso è il significato che i Dolci, e in particolare le Caramelle, hanno nelle installazioni di Felix Gonzalez Torres. Le caramelle e i bastoncini di liquirizia infatti evocano lo Spettro della Morte e del Nulla che rimane dopo il loro consumo, ma sono anche una mera consolazione per coloro che rimangono (Untitled – Public Opinion, 1991, New York, Guggenheim Museum).

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