Home News Mode e Tendenze in Pasticceria Il gelato, il dolce più amato dagli italiani e non solo

Il gelato, il dolce più amato dagli italiani e non solo

120
0

Il Covid-19 non smorzerà la voglia di gelato degli italiani, anzi la rafforzerà, di questo siamo certi, visto anche quanto è accaduto durante i lunghi giorni di lockdown.

Da un indagine di Just Eat, tra le principali app per ordinare cibo a domicilio, emerge che il 60% degli intervistati, nei giorni di quarantena s’è fatto servire a casa tantissimo gelato. I dati parlano di un’impennata del 133%.
Un risultato che evidenzia due precise circostanze, la prima è che gli italiani nei giorni più “duri” del Coronavirus si sono fatti consolare da tanta dolcezza, un risconto che emerge anche con i dati di vendita di largo consumo confezionato dove in cima alle classifiche dei prodotti più venduti c’erano brand come Nutella, Kinder, Mulino Bianco. Mentre l’altra circostanza conferma un trend ormai in atto e che grazie al cielo continuerà ad esserlo: ovvero che il buon gelato artigianale è una delle esperienze di consumo più gradite e apprezzate dagli italiani. E non solo, il buon gelato italiano trova sempre più fans anche al di fuori dei nostri confini. Ad esempio in occasione dell’ultimo SIGEP a Rimini in molti stand si sentiva parlare molto di più in inglese che in italiano, in occasione della fiera si sono contati almeno ben 33mila i buyer esteri.
Per il gelato le tendenze di questo 2020, puntano alla salute e al benessere (Covid docet) e informazione con un consumatore molto attento alla provenienza delle materie prime e ricerca del gusto.
Ma il gelato ha anche un futuro multisensoriale visto che i più bravi gelatieri affermano che un gelato prima si mangia con gli occhi per poi passare al gusto, “molti gelatieri stanno tirando fuori il gelato dalle carapine” ci spiega Pierluigi Bocchini presidente Orion, azienda leader nella produzione di vetrine per la refrigerazione del gruppo Clabo per far si che abbia vita più lunga e si presenti sempre bello in esposizione in modo da ingolosire i clienti.
Altro fattore vincente, molto apprezzato dai clienti, come dicevamo, e sui quali i gelatieri devono porre la massima attenzione, è la garanzia di tracciabilità dei prodotti e consumo responsabile.
Ad esempio tra i gusti che non passano mai di moda c’è il cioccolato, e quindi nella selezione del cacao per la produzione del cioccolato l’attenzione alla qualità è sempre più legata alla tracciabilità della filiera e alla salubrità dell’ingrediente di base. Pertanto i gelatieri più evoluti sono sempre più attenti alla scelta del cacao che impiegano per il loro gelato, cercando di sviluppare un prodotto con una lista di ingredienti che sia più breve possibile e più salubre, il consumatore è sempre più attento ad un prodotto che sia buono al palato ma anche per la salute e sceglie sempre più nell’ottica di un consumo responsabile.
In ultimo poi si punta sempre di più alla destagionalizzazione del consumo. Trend questo che paradossalmente al di fuori dell’Italia è molto più avanti. Nel mondo, la destagionalizzazione del gelato e quindi il suo consumo più stabile ha coinciso con il suo ingresso in spazi chiusi come gallerie, centri commerciali o aeroporti, fattori che lo hanno reso a tutti gli effetti un alimento quattro stagioni”.

Ecco i numeri del gelato artigianale
Il settore, prima del COVID aveva toccato quota 3 miliardi complessivi. A beneficiare di questo incremento l’intera filiera agro-alimentare, dal latte allo zucchero fino alla frutta fresca, grazie alla domanda di gusti sempre più ricercati e di qualità come pistacchio di Bronte e le nocciole del Piemonte, Lazio e Campania, le mandorle siciliane e i limoni della Costiere Sorrentina e Amalfitana. Secondo un’altra indagine della Camera di Commercio di Milano e Brianza ci sono in Italia 19.000 gelaterie. La città con più gelaterie è Roma, seguita da Napoli, Torino, Milano, Salerno, Bari, Palermo, Brescia, Venezia. Rapportando i dati delle gelaterie con il numero dei residenti si nota che c’è un maggiore consumo di gelato da parte dei turisti piuttosto che dai consumatori locali (tranne Torino e Brescia), con una domanda di consumo “emozionale”.

 

(120)