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La dolcezza ci salverà anche dal virus

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Abbiamo vissuto e viviamo giorni difficili, tutto quello che non potevamo mai immaginarci è accaduto, si è abbattuto nelle nostre vite, cambiandole, speriamo non per sempre. Oltre alle perdite umane e il dolore che l’emergenza ha provocato, il COVID-19 ha privato gli italiani di quella socialità che è sempre stata alla base delle relazioni, il contatto, la spontaneità dei comportamenti, il nostro, in sostanza essere, esseri umani. Ma non è la sola mancanza della quale il Coronavirus ci ha privati, la serrata imposta ai luoghi della ristorazione, ha di fatto privato gli italiani di quella piccola grande consolazione che rappresenta il poter gustar un dolce. Magari ad occhi chiusi in quei momenti che appaiono come sospesi. No, niente torte, paste, gelati, praline, niente profumo di crema cotta, aromi di caffè, cioccolato. Le cattedrali del gusto, ovvero le pasticcerie dove si officia il laico lavoro della dolcezza materiale, che è sempre e comunque corroborante per l’umanità.
Non per nulla, nonostante le pasticcerie e gelaterie chiuse la pandemia ha scatenato negli italiani voglia di cose buone, un bisogno primario e irrefrenabile che è stato soddisfatto dalle produzioni industriali in vendita nei supermercati. Con tutto il rispetto, ma la produzione artigianale è un altra storia, un’altra musica, tutt’altra goduria per il palato. Non per nulla appena concluso il lockdown le pasticcerie artigianali italiane, nonostante le stringenti restrizioni dei protocolli sulla sicurezza sanitaria, hanno ripreso, per la gioia degli italiani, il lavoro in tutta lena.
Certo i mesi della chiusura hanno rappresentato un bel danno economico, ma si potrà recuperare sul lungo periodo, perché vi è una certezza assoluta, il virus passerà e il mondo Pastry, con tutta la sua infinita dolcezza, resterà. Ne abbiamo tutti bisogno.
Giuseppe Rotolo

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