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Nei cocktail d’inverno il protagonista è il caffè

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Il “must have” della mixology di quest’inverno è il caffè. Parola dei bartender e fra loro Gianmarco Grassini, mixologist e barista che spesso utilizza il caffè nei suoi cocktail, già ospite dell’ultimo Host Milano e oggi richiamato a parlare di caffè nella sua Firenze. Nella mixology attuale c’è la nuova tendenza a selezionare le monocolture o le miscele, a creare una ricetta proprio a partire dal chicco: non è più solo la singola origine dalla Colombia ad essere considerata, ma tutto il ventaglio di colture. E dal chicco poi il bartender può partire per i suoi drink: «La tecnica Aeropress è usata per estrarre il caffè con l’alcol infondendolo immediatamente. Si può anche prendere una ricetta classicissima giocando sull’ingrediente sciroppo e usando una singola origine un po’ più particolare, con sentori un po’ aciduli, o addirittura “sbagliare”, volutamente, un’estrazione per cercare dei sentori particolari. Ad esempio con un espresso con una singola origine etiope o africana posso spingere molto sull’acidità e tirare fuori una cifra interessante che va a bilanciare il mio drink. O posso scegliere un’altra origine per tirare fuori una nota amara, perché in quel drink mi serve quella nota.»

Sono tante le possibilità che il caffè offre alla mixology. Un barman di Campari, per esempio, ha fatto un’infusione con il vermut al posto dell’acqua e poi ha giocato sul Negroni. Il caffè lo ritroviamo anche nei cocktail del prestigiosissimo bar dell’Hotel Bristol de Paris. Oltre al caffè qui si cerca il colore e il sapore di alcool scuri, spezie, sapori intensi. Quindi via a cognac e whiskey invecchiati, caffè, come detto prima, liquirizia. Un’idea è l’Espresso Martini con 1 cl di sciroppo di canna; 1 cl di liquore di caffè; 3 cl di caffè; 5 cl di Vodka; 3 grani di caffè. (In uno shaker riempito per due terzi di ghiaccio, va versato lo sciroppo di zucchero di canna, il liquore di caffè, il caffè e la vodka. Si versa poi nel bicchiere filtrando e decorando con i chicchi di caffè. Tra i cocktail invernali c’è sicuramente anche il Caffè cubania rumba, con caffè, succo di gava, sciroppo di rum e lime.

I classici al caffè

Non dobbiamo però mai dimenticare gli “evergreen” che ritornano in auge periodicamente: quest’inverno, dedicato al caffè, ricordiamo l’Irish Coffee (whisky, panna liquida, caffè e zucchero di canna), uno dei cocktail invernali più richiesto nei bar dopo l’estate; ricordiamo il White Russian, cremoso, simile all’Irish Coffee e composto da Vodka e caffè, oltre che dalla panna. Meno “modaiolo” ma di certo capace di dare piacere a chi vorrà provare un cocktail al caffè è il Bombardino, amato dagli sciatori e da chi pratica la montagna. La tradizione narra che la sua ricetta è nata a Livigno: zabaione, panna, brandy e caffè.

Non solo caffè, ma anche spezie

Torna in auge anche il Punch, altro classico per l’inverno, apoteosi delle spezie: anice e rum, oltre che frutti di bosco, succo d’arancia e vino rosso. Profumo di spezie anche nel Dirty Mojito, la versione winter del Mojito: si prepara sostituendo al rum bianco con il rum speziato.

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