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Packaging ecofriendly e marketing: il green fa vendere

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In pasticceria, in gelateria e al bar l’asporto è da sempre una pratica comune: il cliente entra e domanda qualcosa da consumare passeggiando o da consumare a casa o magari sul posto di lavoro. I casi sono molteplici e quotidiani: il “vassoio” di dolci, pasticceria secca o minion; le confezioni per semifreddi; le vaschette per il gelato artigianale, le coppette colorate con cucchiaino, il bicchiere di caffè o cappuccioni. Quando parliamo di contenitori alimentari oggi, anche in queste occasioni di consumo, è possibile riflettere se fare o meno una scelta green. Una opzione che denota attenzione all’ambiente, ma che ripaga anche in termini di marketing. Il cartone, per esempio, sembrerebbe essere preferito istintivamente dal consumatore. Lo rileverebbe una ricerca dell’Università Iulm sul neuromarketing; il packaging cellulosico, dice la ricerca, è un vero “attrattore”, una sintesi fra “ragione e sentimento” grazie all’associazione che si fa immediatamente tra cartone e approccio eco-friendly. Carta o cartone per alimenti sono stati scelti dal 65% dei soggetti che hanno partecipato alla ricerca. Il 35% del campione predilige pack in plastica o di altri materiali (come ad esempio il vetro, anche quest’ultimo eco-friendly). I partecipanti hanno impiegato meno di un secondo per associare un concetto positivo alla carta e cartone, un tempo minore rispetto alle associazioni con altri materiali. Ecco perché, quando si vende, anche un cibo, oltre alla indiscussa qualità del prodotto è importante porre attenzione al packaging che accoglierà il prodotto. Il contenitore è ciò che “veste” il cibo da portar co sé e quindi deve piacere e naturalmente deve essere pratico e sicuro (100% a norma, prodotto solo con cellulosa vergine di primo impiego). Oltre a carta e cartone alimentare, magari lasciati nel loro colore “nude” (per dirla in termini di make up o moda) per dare subito l’idea della vicinanza alla natura, ci sono molti altri contenitori per cui optare. Oggi esiste il “Pla” (che si ricava dalla lavorazione del mais), resistente ed “eco-friendly”. In Pla è possibile fare tutto quello che si faceva con la plastica: bicchieri, posate, piatti (entriamo dunque anche nella fattispecie del consumo in loco, oltre che dell’asporto). Il PLA viene definito anche bioplastica biodegradabile e compostabile, cioè che si decompone nel terreno una volta raggiunte le condizioni di temperatura e umidità necessarie. Questo materiale va smaltito nell’ umido insieme agli scarti di cibi.

Packaging edibile

Se vogliamo poi guardare alle ultimissime tendenze (ma in questo caso andiamo negli USA) dovremmo parlare di packaging edibile: il professor David Edward dell’Università di Harward ha progettato una tecnologia chiamata Wikicell per packaging commestibili adatti agli alimenti. Il composto è una membrana protettiva realizzata con particelle di alimenti e utilizzata per caffè, yogurt e bevande alcoliche. Ma senza andar troppo lontano, al bar e in gelateria, possiamo bandire la coppetta di plastica con la coppetta di cialda di wafer. A chi vi chiede la colorata tondeggiante vecchia coppa di plastica, piccola, media o grande, rispondete che il vostro gelato in wafer salva il mondo. Il cliente ne rimarrà stupito.

 

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