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Virus, Confartigianato contro stop a pasticcerie artigiane

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“Assurda discriminazione. Intervenga Ministro Patuanelli”

Sempre più in alto: sono cinque le "due torte" della pasticceria ...Arezzo, 3 aprile 2020 – Niente uova, colombe e specialità di pasticceria artigiana sulle tavole pasquali. Ne vieta la vendita un’interpretazione governativa del Dpcm 11 marzo 2020 in materia di contenimento dell’emergenza Covid-19 in base alla quale le imprese artigiane di pasticceria, obbligate alla chiusura, non possono vendere i loro prodotti nemmeno attraverso la modalità di asporto che è consentita invece ad altre attività.

“Secondo noi – afferma Claudia Cerri, presidente provinciale di Confartigianato Pasticceri e Cioccolatieri – “lo stop alla produzione e vendita delle pasticcerie rappresenta una assurda discriminazione rispetto ai negozi e alla grande distribuzione ai quali è invece permessa la commercializzazione di prodotti dolciari. Non comprendiamo il motivo per cui sia stata inibita la vendita di alcuni prodotti non di prima necessità nei supermercati, come ad esempio gli articoli di cancelleria, e continui invece ad essere possibile l’acquisto di prodotti dolciari, anche della tradizione Pasquale.”

A livello nazionale Confartigianato ha stimato che alle 24mila imprese di pasticceria e gelateria, il 70% delle quali artigiane, con 74mila addetti, la chiusura ad aprile provoca perdite per 652 milioni di euro, tra mancato fatturato e perdite legate al deperimento delle materie prime acquistate precedentemente alla sospensione forzata.

La Confederazione si è rivolta al Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, sollecitando un intervento tempestivo che faccia chiarezza nelle interpretazioni governative, stabilisca omogeneità di applicazione delle norme in tutto il territorio ed eviti incomprensibili disparità di trattamento tra attività con Codici Ateco diversi ma produzioni simili.

“Siamo i primi –  conclude Claudia Cerri – a rispettare le regole per difendere la salute dei cittadini. Ma non accettiamo un’interpretazione della norma che si traduce in una palese ed assurda penalizzazione delle nostre produzioni a vantaggio di altre tipologie di prodotti di pasticceria. Così si colpiscono le nostre aziende e si nega libertà di scelta ai consumatori”.

fonte: www.lanazione.it

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